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Identificazione dei problemi e gestione della complessità

È diffusa la convinzione che nelle organizzazioni lavorative sia normale e necessario che le diverse attività da svolgere per produrre siano tra loro interconnesse in modo armonico, logico, evidente. Si pensa che questo accada se ciascuno compie in modo adeguato quel che gli compete e se vengono messe a disposizione idonee condizioni materiali, finanziarie, tecniche e al contempo motivazioni positive, “giusti” riconoscimenti, equilibrate capacità di rapporto.

Nella realtà non esistono organizzazioni di questo genere, ma esistono nelle rappresentazioni dei singoli e vengono utilizzate come modello di riferimento per descrivere e valutare la propria specifica situazione lavorativa. Le difficoltà che si vedono, che si avvertono e che provocano disguidi, insuccessi, malesseri e preoccupazioni, vengono pertanto lette essenzialmente come “disfunzioni”, di cui è abbastanza immediato colpevolizzare i responsabili a vari livelli: alcuni colleghi o le direzioni generali, distanti e disinteressate, la componente politica, l’ambiente esterno ostile e carico di contraddizioni. Questo rassicura, deresponsabilizza e protegge l’immagine di sé, induce a ritenere che esistano degli interventi risolutivi e che possano venire solo dall’alto. Migliorare il funzionamento organizzativo e operativo non corrisponde a mettere a regime dei meccanismi: richiede piuttosto di addentrarsi nella complessità che si è andata creando anche per sovrapposizioni, divergenze non considerate, fraintendimenti sottovalutati, timori di perdite o prese di potere, con sguardi inconsueti, con esplorazioni aperte a nuove suggestioni .

La consulenza favorisce questa ri-cognizione della situazione che viene intrapresa dai singoli implicati e collocati a vari livelli organizzativi. Da qui è possibile individuare qualche problema specifico su cui esistono concrete e immediate possibilità di influire, anche arrivando a ridefinire dei processi operativi e decisionali, dei contenuti dei ruoli, degli obiettivi prioritari, delle competenze da sviluppare. Ciò permette in alcuni casi la soluzione dei problemi stessi, in altre risulta più realistico un miglioramento della gestione di problemi che non possiamo eliminare.

 

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