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Metodo
Non possiamo dire che esista per i consulenti dello Studio APS un metodo unico e rigorosamente formalizzato da applicare dovunque e comunque. Riteniamo infatti che sia importante, opportuno ed efficace per un buon lavoro consulenziale investire nella comprensione dei problemi: è questo un punto di partenza ineludibile ed è da qui che potrà essere scelta o privilegiata la strada, il percorso metodologico più appropriato. È anche vero, però, che non si parte ogni volta da capo, come su una tabula rasa. Si possono quindi esplicitare alcune opzioni, alcune ipotesi di fondo a cui ci sembra interessante fare riferimento e che vengono di volta in volta richiamate.
Le problematiche che vengono presentate dalle organizzazioni/clienti e per le quali viene richiesto un intervento non possono essere eliminate facilmente e velocemente con l’intervento di uno specialista esperto (come un chirurgo) che arriva dall’esterno, predispone e realizza delle operazioni secondo delle procedure standard, dei pacchetti preconfezionati. Possono essere gestite in modo più soddisfacente per i singoli e per l’organizzazione se vengono riconosciute, condivise, trattate con modalità appositamente individuate, con la collaborazione attenta e continuativa di più soggetti che ad esse sono collegati e che sono portatori di diversi punti di vista.
Ogni domanda di consulenza che viene rivolta allo Studio o a qualcuno dei professionisti viene presa in considerazione in modo specifico: non si dà una risposta immediata, a cortocircuito, ma si esplora, attraverso un momento di scambio diretto e personalizzato, da che cosa nasce l’iniziativa di contattarci, che cosa il o i committenti si propongono di raggiungere, come si caratterizza il quadro più generale, gli orientamenti e gli interessi in gioco, le risorse che sono mobilitate e mobilitabili.
Chi lavora e vive all’interno di un’organizzazione è portatore di visioni, di analisi e diagnosi, impregnate di conoscenze pre-disposte, pre-costituite, pre-venute, alimentate da routines radicate, indiscusse, che inevitabilmente rischiano di essere unilaterali e chiuse. L’incontro tra organizzazione/cliente e consulente permette da ambedue le parti l’accostamento con altri modi di vedere e di pensare e apre la strada a conoscenze nuove, a delle ri-cognizioni che apportano ri-conoscimenti di vincoli e risorse e aperture a ipotesi non immaginate.
Si opera sempre entro vincoli che non vanno sottovalutati ed entro i quali si tratta di creare le condizioni che permettano dei percorsi di co-costruzione conoscitiva tra singoli e tra gruppi. Si introducono delle modalità di scambio e di comunicazione inusuali per poter dare voce a persone e spazio a contenuti che non vengono normalmente presi in considerazione. Viene valorizzato il sapere intrinseco che si è sedimentato nelle pratiche di lavoro, ma emergono anche attaccamenti e affezionamenti che non permettono di spostarsi dalle posizioni apparentemente più rassicuranti, ma anche più bloccate nel pensiero e nell’azione: scoprirli permette di relativizzarli. Spesso agendo delle iniziative impensate si aprono comprensioni, emergono opportunità, risorse non viste. Tra consulente e cliente/committente il rapporto è disimmetrico, ma si potrebbe descrivere come caratterizzato da una disimmetria variabile, a seconda delle situazioni, dei contenuti, delle decisioni da prendere. Soprattutto è cruciale che non venga accettata una delega a priori al consulente, ma neppure una sottomissione del consulente al cliente: da qui è possibile far crescere un’alleanza per raggiungere alcuni obiettivi su cui c’è convergenza e per i quali si mobilita uno specifico impegno da ambedue le parti. È proprio attraverso questo riconoscersi fianco a fianco in un’impresa ardua e rischiosa che si crea fiducia, che prende vita una relazione di reciproca stima e apprezzamento: possono essere scambiate anche delle riflessioni penose, dubbi e perplessità, smarrimenti e sconforti, soddisfazione per qualche cosa che si è acquisito e disperazione per quel che si è sottovalutato.