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CONTINUITÀ DI CURA:
COME SUPERARE ROUTINE IN-CURANTI?


Cicoletti, D., Ferretti, G., Lonati, F., Pedercini, C.


PUBBLICATO IN:

Prospettive Sociali e Sanitarie n. 1 - 2017 - Anteprima

DISPONIBILE PRESSO:
Prospettive Sociali e Sanitarie

 


LE COMUNITÀ EDUCATIVE
PER ADOLESCENTI:
COME RISPONDERE
A UN DESIDERIO DI FUTURO


Percorsi di ricerca, formazione e consulenza
rivolti a coordinatori, responsabili e referenti
delle comunità educative per adolescenti

 

 

In questi ultimi tempi stiamo partecipando a un grande dibattito sulla tutela dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, mentre assistiamo a un costante incremento dei minori in carico ai servizi. Gli adolescenti sono più difficili da collocare nelle famiglie affidatarie (“nessuno li vuole”). Le povertà assolute e quelle educative sono in costante aumento; persiste in modo preoccupante la dispersione scolastica nella scuola secondaria di secondo grado. Famiglie, scuole e servizi sono continuamente sollecitati a interrogarsi sulla complessità dei processi di crescita e di sviluppo emotivo, affettivo e cognitivo degli adolescenti. In particolare, le comunità si interrogano sempre di più sulla propria efficacia educativa.

Gli adolescenti in comunità hanno alle spalle vite molto difficili, percorsi di crescita segnati da deprivazioni, traumi, violenze, abusi, povertà educativa, figure di riferimento fragili a loro volta. Sono ragazzi che, rispetto al proprio sviluppo futuro, sperimentano un forte sentimento di impossibilità.

All’interno di questo quadro intendiamo porre particolare attenzione alle esperienze di comunità per adolescenti. L’intento di queste riflessioni è di proporre dei percorsi di ricerca, formazione e consulenza rivolti a tutti gli operatori. Percorsi per sostenere un ripensamento creativo della storia della “comunità”.


1. Gli adolescenti in comunità

Un primo focus di attenzione è relativo alle caratteristiche degli adolescenti in comunità. Quali sono le loro difficoltà? Quali sofferenze vivono e portano dentro il gruppo? Quali sofferenze suscitano negli operatori? Gli adolescenti di oggi non sono certamente più gli stessi di quando sono nate le comunità. E quindi se i destinatari sono cambiati, in che modo il dispositivo comunità può e deve essere ripensato? Quale modello di comunità è più vicino alle storie contemporanee degli adolescenti? Che tipo di comunità e con quale finalità? Tanto per fare un esempio, se la comunità accoglie minori stranieri non accompagnati potrebbe avere un modello diverso da quella che accoglie ragazzi che provengono da altre realtà sociali, così come le comunità diurne prevedono interventi diversi rispetto a quelle residenziali.


2. Rapporto della comunità con i Servizi

Un secondo focus riguarda il rapporto con i Servizi Socio-Assistenziali, con i Tribunali minorili, ASL, Servizi per le Dipendenze, Ufficio Stranieri, Scuole. Quali sono i mandati conferiti alle comunità? Cosa si attendono le istituzioni dalle comunità e come le comunità rispondono a questi mandati? Accade che le comunità riformulino i mandati?

In alcuni casi le comunità si ritrovano con mandati irrealistici e irrealizzabili e si trovano nella difficoltà di rivedere i progetti. Ad esempio, la magistratura formula dei mandati che in alcune situazioni mettono fortemente in difficoltà gli operatori. Per riformulare i mandati è necessario avere delle chiare ipotesi sul percorso dell’adolescente e del loro contesto famigliare.

Un’altra questione delicatissima è l’assessment dei minori e l’abbinamento soggetti/comunità. Con quali criteri i servizi inviano gli adolescenti in comunità? Quali sono le priorità? Tutti sappiamo quali dovrebbero essere in teoria, ma la pratica quotidiana come funziona? L’urgenza e l’emergenza spesso non aiutano a costruire degli invii sufficientemente pensati e preparati.


3. Rapporto con le famiglie

Un terzo focus di attenzione è il rapporto con le famiglie. Le famiglie degli adolescenti inseriti in comunità hanno una vita difficile; sono attraversate da molteplici problemi relazionali, talvolta hanno problemi psichiatrici. Famiglie segnate anch'esse da profonde sofferenze familiari, deprivate e talvolta deprivanti, abusanti. Le comunità sono fortemente segnate dalle difficili relazioni con le famiglie. In questi ultimi anni ci sono interessanti ricerche ed esperienze che vanno nella direzione di coinvolgere sempre più le famiglie nei progetti con gli adolescenti, perché fanno parte integrante del loro mondo esterno ed interno (es. family group conference). Alle comunità sempre di più è richiesto un lavoro di coprogettazione con i Servizi. Per incontrare le famiglie è necessario avere un tempo consistente per coordinarsi, integrarsi con le Scuole, i Servizi. La complessità del lavoro con le famiglie obbliga le comunità a ripensare profondamente le proprie modalità di rapportarsi con loro.


4. Il lavoro di gruppo

Un quarto focus di attenzione è il lavoro di gruppo. Per sua natura la comunità mette un forte accento sul tema del gruppo. È pensata per un gruppo: il gruppo degli adolescenti, l'équipe degli educatori, l'équipe dei Servizi. Se da una parte possiamo pensare che gli adolescenti abbiano bisogno del gruppo, si riconoscano nel gruppo e con il gruppo abbiano possibilità di crescere e sperimentare vari modi di essere, è altresì vero che gli adulti certe volte sembrano dire che lavorare in gruppo è difficile e molto faticoso. Dalle nostre osservazioni in vari contesti lavorativi ci sembra che sia necessario per gli operatori riappropriarsi di modalità di lavoro in gruppo e con il gruppo. Ma soprattutto capire a quali condizioni il gruppo di adolescenti in comunità può avere una funzione educativa e terapeutica.


5. Le competenze degli operatori

Un quinto focus riguarda le competenze degli operatori. Gli operatori che lavorano con gruppi di adolescenti sono esposti a una grande intensità emotiva. Spesso manifestano stanchezza, fatica, a volte molta sofferenza. In molte comunità assistiamo a un elevato turn over degli operatori, che certamente fa emergere la difficoltà dei singoli, ma mette anche a dura prova il gruppo di lavoro (spesso educatori molto giovani e poco esperti o poco giovani e molto “usurati”). Come si può ampliare la tenuta soggettiva degli operatori? Quali dispositivi si utilizzano e quali si possono immaginare? Le supervisioni, le formazioni sono sufficienti? Quanto sono diffuse? Negli anni assistiamo inoltre a formazioni sempre più specialistiche; i professionisti sono sempre più competenti, spesso però questo crea una maggior frammentazione dei punti di vista sulla presa in carico collettiva degli adolescenti. Il problema è mettere insieme le parti, non scaricare sull'altro la responsabilità, ma trovare punti di contatto e costruire un percorso comune che tenga conto di tutte le parti in gioco. Ma anche non colludere con la frammentazione degli utenti/delle loro famiglie.


6. I processi e gli assetti organizzativi della comunità

Nei nostri lavori ci accorgiamo che vi è ancora poco spazio per rappresentarsi l'organizzazione come parte del processo di cura. Non sempre sono definiti gli assetti e i processi organizzativi efficaci per presidiare la quotidianità della vita. Molto spesso i ruoli e le funzioni si sovrappongono. Succede per esempio che i coordinatori si ritrovino a svolgere tutte le funzioni, fanno le notti, devono tenere i contatti con la rete dei servizi, fanno di tutto. Si ha poco tempo per creare dei setting adeguati a pensare e rileggere i processi educativi e di cura. Mancano dei luoghi di confronto definiti e strutturati. Alcune volte le “confusioni” organizzative finiscono per alimentare sofferenze, chiusure e perdita di senso del lavoro in comunità.


Conclusioni

È interessante a nostro avviso interrogarci su queste questioni per aprire delle prospettive future del lavoro in comunità. Gli adulti - insegnanti, educatori, psicologi - sembrano schiacciati sul presente; sono intrappolati nelle continue emergenze/urgenze. Tuttavia, mettersi nella prospettiva di guardare al futuro coinvolge tutte le professioni e tutti i ruoli, nel tentativo di dar vita a uno spazio in cui i ragazzi possano vivere il sentimento del possibile. Rispondere al bisogno di futuro di questi adolescenti significa aiutarli a uscire dal contesto chiuso in cui il destino li ha collocati, permettendo loro di esercitare un giorno delle scelte.

 

I.  UN LABORATORIO DI RICERCA PER RACCONTARE, VALORIZZARE E INNOVARE LE ESPERIENZE DI COMUNITÀ

Le comunità sono nate come risposte ai percorsi di crescita degli adolescenti con storie difficili. Erano frutto di un periodo storico: le comunità officine.

A fronte di cambiamenti socioeconomici e delle politiche di welfare è sempre più importante avviare, insieme con tutti coloro che vivono la quotidianità della vita in comunità, una riflessione, per capire che cosa funziona ancora del modello “storico” della comunità e cosa non funziona più. Cosa occorre modificare, quali sono i nuovi modelli di riferimento? che cosa facilita l’innovazione e nuove sperimentazioni? Cosa invece ostacola, frena la possibilità di una progettualità “creativa”? In particolare, oggi occorre una riflessione articolata e approfondita per mettere a fuoco: quale funzione sociale può avere una comunità; come tenere presente e nello stesso tempo riformulare i mandati conferiti alla comunità da parte delle Istituzioni e dai Servizi; come ri-connettersi con il territorio; come ritrovare il senso del lavoro socioeducativo in comunità. Molto spesso gli operatori e le équipe si trovano da sole a cercare di rispondere a questi interrogativi. Impattano con una quantità enorme di dubbi. Sperimentano incertezze e perdita di senso.

A partire da questi interrogativi e dalla fatica di trovare delle risposte si propone un Laboratorio di ricerca che consenta di uscire da una certa solitudine di pensiero, dal senso di isolamento, dalla percezione di inutilità del proprio lavoro, dalla residualità. Ma soprattutto un percorso che riesca a mettere insieme energie di pensiero, risorse intellettive, passioni e speranze. Un percorso fatto da responsabili e operatori desiderosi di reinterrogare la propria esperienza per tracciare nuove rotte, nuove strade di sperimentazioni inusuali. Recuperando in questo modo la spinta iniziale al trasgredire i blocchi delle istituzioni, le separazioni dei corpi.

Un laboratorio di ricerca “artigianale” in cui smontare le esperienze, riconoscerne le parti vivaci e avvicinarsi alle parti meno belle. Un laboratorio per aiutarsi con coraggio a ripensare nuove forme di comunità, nuove progettualità.

Un laboratorio di ricerca composto da partecipanti appartenenti a storie, contesti e progettualità di comunità differenti. Differenze che consentono di poter aprire un confronto profondo e articolato.

Un laboratorio composto da persone che provengono da organizzazioni diverse: provenienze che consentano di comprendere la propria storia di comunità a partire da punti di vista esperienziali diverse.


Gli obiettivi

Il Laboratorio prevede la partecipazione al massimo di 15 organizzazioni diverse disposte a raccontare, analizzare e ripensare la propria esperienza di comunità. Gli obiettivi del Laboratorio sono:

  • produrre una conoscenza approfondita della propria esperienza, che individui gli elementi caratterizzanti e gli elementi critici. Ciascuna realtà sarà supportata nella scrittura di un documento che potrà essere presentato e discusso nella propria organizzazione. Attraverso il confronto con altri sarà possibile rileggere la propria esperienza con “occhi” diversi e divergenti, generando così un significativo arricchimento;
  • individuare una modalità per raccontare il valore sociale delle esperienze di comunità ai cittadini, ai non addetti ai lavori, agli amministratori locali. Si cercherà di studiare una modalità narrativa efficace vicina alle forme di comunicazione contemporanee;
  • tracciare delle piste di lavoro futuro per avviare innovazioni, cambiamenti e trasformazioni del dispositivo educativo, terapeutico delle comunità;
  • mettere a fuoco delle modalità di interazioni efficaci con il sistema educativo della comunità composto da una molteplicità di soggetti e da una polifonia di aspettative: attese che spesso diventano pretese.

 

II.  UN PERCORSO DI CONSULENZA ORGANIZZATIVA

Molto spesso si sottovalutano le dimensioni organizzative di una comunità. Non ci si sofferma abbastanza a capire come ciascuno legge e comprende ciò che accade in una organizzazione. Ma soprattutto non si vedono e riconoscono le connessioni fra la qualità delle relazioni educative e le modalità di costruire gli assetti (ruoli, funzioni, responsabilità) e di immaginare i processi lavorativi (connessioni fra le diverse parti delle organizzazioni, le modalità di interagire con i diversi attori implicati nel lavoro di comunità). Risulta difficile riconoscere che le confusioni, la non chiarezza delle responsabilità, le sovrapposizioni di ruolo, il mancato presidio dei luoghi in cui affrontare conflitti e divergenze influenzino profondamente la qualità delle relazioni educative e dei rapporti con altri interlocutori della comunità.


Gli obiettivi

È all’interno di questo quadro che si propone un Percorso di consulenza con i seguenti obiettivi:

  • sviluppare maggiori consapevolezze delle rappresentazioni che ciascun operatore utilizza per leggere l’organizzazione della comunità e il suo funzionamento;
  • integrare i quadri di riferimento teorici-concettuali per implementare competenze socio-organizzative nel leggere l'organizzazione e il suo funzionamento;
  • sostenere strategie progettuali per il miglioramento organizzativo;
  • favorire la costruzione di legami di fiducia in particolare tra parti dell’organizzazione;
  • supportare i partecipanti ad avviare e sperimentare processi di cambiamento organizzativo della comunità maggiormente congruenti con i mandati istituzionali e con i bisogni degli adolescenti, delle loro famiglie.

 

III.  UN LABORATORIO SULLA QUOTIDIANITÀ IN COMUNITÀ

La comunità educativa è un luogo dove si intrecciano storie di ragazzi difficili, che manifestano la loro sofferenza nella quotidianità, nello stare insieme e nello svolgere le azioni di tutti i giorni. La vita quotidiana investe ragazzi e operatori e nel vivere insieme si gioca gran parte della complessità del lavoro educativo: mangiare, lavarsi, dormire, guardare la televisione, giocare, fare i compiti sono azioni apparentemente semplici eppure molto significative per propiziare possibili cambiamenti nella vita dei ragazzi. Analogamente per gli operatori cucinare, pulire, prendere parte ai momenti di gioco o di studio, può essere un modo per costruire e trasmettere messaggi educativi.

In questo contesto, può capitare che gli operatori si sentano schiacciati sul presente, alle prese con giornate fatte di urgenze e di problemi da risolvere, problemi che i ragazzi portano continuamente e incessantemente. Anche se gli operatori sanno di far parte di un'équipe e di un’organizzazione più ampia, e quindi di non essere del tutto soli ad affrontare le azioni quotidiane, talvolta possono sperimentare un senso di solitudine e abbandono quando all’interno del gruppo di lavoro si perde il senso dell’agire sulla quotidianità, che si trasforma in una routine priva di significato e di pensiero intenzionato. Diventa importante allora che la quotidianità di operatori e utenti sia accuratamente monitorata, affinché si possano costruire spazi adeguati per riflettere sull’esperienza e mentalizzarla.


Gli obiettivi

Alla luce di queste osservazioni si propone un Laboratorio per poter costruire nel gruppo l'arte del comprendere la quotidianità, che ha i seguenti obiettivi:

  • esplorare le diverse rappresentazioni delle azioni quotidiane per sviluppare nei singoli e nel gruppo una maggiore consapevolezza del loro significato;
  • approfondire (in chiave teorica ed esperienziale) alcune tematiche rilevanti per incrementare la conoscenza del senso del lavoro con la quotidianità;
  • favorire il confronto tra situazioni di lavoro quotidiane per individuarne le potenzialità e le criticità;
  • costruire in gruppo una metodologia condivisa della quotidianità che possa facilitare la progettazione e l’attuazione di cambiamenti da apportare alla vita di comunità.


Riferimenti per il percorso di ricerca:


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Nuovo percorso


"Comunità educative per adolescenti"

LE COMUNITÀ EDUCATIVE PER ADOLESCENTI:
COME RISPONDERE
A UN DESIDERIO DI FUTURO


Un percorso di ricerca-formazione
rivolto a coordinatori, responsabili
e referenti delle comunità educative
per adolescenti

 


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SOSTENIBILITÀ
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Un percorso di ricerca
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"Tempi di passaggi
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Giovedì 28 febbraio 2019