"Ideologie e miti nelle organizzazioni aziendali"


28.29 giugno 1990 

Milano, Via Paolo Sarpi n. 15, Studio Insieme 

 

Negli ultimi anni le organizzazioni aziendali appaiono attraversate da vari movimenti evolutivi, ricollegabili a processi presenti nel contesto sociale e che hanno diverse implicazioni per il funzionamento interno, per gli individui che in esse lavorano e anche per l'immagine e la funzione sociale che esse svolgono o che ad esse viene attribuita nella società occidentale.

Il quadro socioeconomico e culturale (per richiamare schematicamente qualche elemento descrittivo ben noto) è segnato da:

A fronte di tali fenomeni le organizzazioni aziendali trovano continue forme di adattamento e di risposta che trovano espressione in modificazioni nelle strutture societarie, nella articolazione dei processi decisionali e produttivi, negli "stili" di gestione, negli atteggiamenti relazionali, ecc.: tali trasformazioni, reali o auspicate, sono ampiamente illustrate dalla letteratura prodotta in questi anni secondo diverse ottiche disciplinari.

Parallelamente attraverso le analisi dei nuovi problemi e delle nuove risposte necessarie a fronteggiare le mutate circostanze vengono elaborati e proposti materiali culturali che tendono a costruire una nuova "mitologia" dell'Azienda.

In Italia nei decenni scorsi la centralità delle aziende sul piano economico era più o meno sottilmente contrastata da orientamenti "anti-industriali", o comunque fortemente critici rispetto al modello di rapporti sociali in esse dominanti, improntati ad una quasi necessaria coincidenza tra organizzazione del lavoro industriale e alienazione. Da qualche anno a questa parte il modello "aziendale" pare essere progressivamente depurato da questi elementi inquinanti e si ammanta di valori positivi: l'organizzazione aziendale sembra diventare sinonimo di efficienza, concretezza, ottimizzazione delle risorse, sembra essere luogo privilegiato per la valorizzazione di capacità creative, sede di soluzioni innovative. Emerge una rappresentazione compatta e armoniosa dell'Azienda, in cui sembra debbano identificarsi tutte le organizzazioni produttive finanziate da capitali privati, impregnate di una stessa cultura, orientate dagli stessi obiettivi e interessi. D'altro lato vengono invece segnalate differenziazioni e divergenze notevoli tra organizzazioni di grandi dimensioni, multinazionali e presenti in una pluralità di settori produttivi, e organizzazioni di dimensioni medie o piccole, organizzazioni legate a diverse aree e tecnologie, con diverse origini e tradizioni. Le organizzazioni si fondono e si separano, si schiudono e si ricostituiscono con vari movimenti di capitali e di individui. Aumenta il turnover dei dirigenti e la mobilità un po' a tutti i livelli organizzativi: gli investimenti affettivi e le identificazioni dei singoli possono essere meno orientate sui vertici aziendali e sulle immagini che essi presentificano; si hanno identificazioni plurime, più circoscritte e frammentate, forse più strumentali ad altre, più durature e centrali, individuate al di fuori delle organizzazioni di lavoro.

All'interno delle organizzazioni, forse in alcune più che in altre, e in modi diversi per le une e per le altre, si pongono problemi di integrazione interna, di interiorizzazione e promozione di valori che diventano sempre più necessari per qualificare la produzione. Da qui la costruzione e la trasmissione di nuovi principi che dovrebbero informare comportamenti e stili di pensiero e di relazione, che dovrebbero costituire degli orientamenti - guida, ma che possono anche ripiegarsi in ideologie, ovvero in predicazioni astratte dalla realtà che servono a ribadire una linea (una nuova Bibbia), senza entrare in contatto con attese, interessi e problemi di singoli e di gruppi. Si sviluppano così ampi e condivisi processi di razionalizzazione sul denaro, sulla carriera, sulla presenza e il ruolo delle donne, sulla produttività e la qualità, sulla trasparenza, le comunicazioni interpersonali, etc. Una elaborazione ideologica particolarmente diffusa riguarda le capacità e le doti che dovrebbero (e quindi potrebbero) essere prerogativa degli uomini ai vertici della organizzazione aziendale: imprenditori e manager. Si arriva quasi ad una sorta di divismo imprenditoriale e manageriale che non viene sostenuto soltanto dalla stampa quotidiana e periodica, ma anche da studiosi, consulenti, consiglieri che illustrano e additano esemplari comportamenti attesi.

Le Giornate di Studio si propongono di affrontare una riflessione e un confronto su questi aspetti perché:


PROGRAMMA


28 giugno 1990
ore 9.30 - 13.00 

Introduzione a cura di F. Olivetti Manoukian.

E. Enriquez: "L'azienda come ideologia: processi che sostengono l'ideologizzazione dell'azienda e loro conseguenze sul piano sociale, organizzativo e produttivo". 
Discussione.

ore 15.00 - 18.00 

G. Biggio, A. Orsenigo: "Le aziende in Italia negli anni '90: costruzioni ideologiche come fattori di propulsione e integrazione organizzativa nella cultura aziendale italiana degli anni '90".
Discussione.

ore 19.00  Cena armena.
Cabaret di Roberto Carusi: "Mondi aziendali" con R. Carusi e L. De Luca.

29 giugno 1990
ore 9.30 - 13.00 

A. Cartoccio: "Il ruolo del manager prefigurato nella nuova cultura d'impresa". 

A. Manoukian, R. Rettani: "Il lavoro manageriale oggi: interessi e preoccupazioni".
Discussione.

ore 14.30 - 17.00  L. Ambrosiano, G. Zanarini: "Modelli relazionali e trame ideologiche nell'organizzazione".
Discussione.
ore 17.00  Conclusioni a cura di E. Enriquez.

 

Gianluca Biggio Consulente aziendale - Roma
Achille Cartoccio  Poliedros S.r.l. - Milano
Eugène Enriquez  Université Jussieu - ARIP - Parigi
Agop Manoukian  Reforming S.p.A. - Milano
Roberto Rettani Himont S.p.A. - Milano
Gianni Zanarini  Università di Bologna