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"…Lavoro che c’è, lavoro che non c’è…"

Per ricercare strade percorribili e sostenibili per le organizzazioni e per i singoli

 

23 novembre 2012 

Mappa  Elfo Puccini teatro d'arte contemporanea, Sala Shakespeare
 
Milano, C.so Buenos Aires n. 33   

 

Riprendendo qualche discorso ricorrente a proposito del lavoro

Nello sgomento e nello sconforto - nella rabbia e nella disperazione - che si diffondono a fronte del moltiplicarsi di dati che vengono forniti dai mass media e confermati dalle esperienze del quotidiano, sull’aumento della disoccupazione e sulle possibilità sempre più ridotte di mantenere un lavoro, si tende per lo più a collocarsi entro due posizioni...

...(che sembrerebbero divaricate se non contrapposte):

  • si insiste sulla necessità che si mobilitino capacità individuali, iniziative imprenditive, attivazioni dei singoli e disponibilità a cambiare contenuti dell’attività professionale, a trasferirsi altrove… sembra che in sottofondo sia presente un messaggio antico nella cultura italiana (ognuno trovi il modo di arrangiarsi) e insieme un rimprovero/richiamo ad uscire da una generalizzata passività (datevi una mossa) e a ricordarsi che tocca a ciascuno trovare la propria strada (anche questa ben antica sottolineatura, unusquisque faber fortunae suae);
  • si insiste sulla necessità che le istituzioni, considerate preposte all’area del lavoro, istituzioni potenti - governo, sistema delle imprese e sindacati - predispongano e allestiscano opportunità di lavoro sia come mantenimento dei posti che come creazione di ambiti e organismi che modifichino inquadramenti e contratti, che offrano nuove collocazioni per i singoli, più ampie e articolate, accessibili a tutti.

Non sarebbe ragionevole staccarsi da questa dicotomia e cercare di leggere ciò che sta accadendo con sguardi più perspicaci?


Ipotesi "altre" per leggere fenomeni che condizionano organizzazioni e singoli rispetto al lavoro

Per avviare delle letture diverse delle vicissitudini che affannano le condizioni di lavoro possiamo richiamare alcune ipotesi avanzate da più parti ma forse poco assunte nei criteri di programmazione e di decisione un po’ a tutti i livelli di governo:

  • da alcuni anni nelle organizzazioni lavorative in tutti i settori merceologici e anche nella produzione di servizi sono in atto, sottilmente e sistematicamente infiltrati e accettati, dei processi gestionali che potremmo chiamare di de-soggettivizzazione ovvero di allineamento a una tendenza a comprimere le componenti soggettive nelle realtà lavorative a tutti i livelli dell’organizzazione dalla base ai vertici, dai manager agli insegnanti, agli infermieri, agli impiegati nei call center;
  • é una tendenza antica (studiata come alienazione fin dalla fabbrica fordista), che forse oggi si presenta in forme un po’ diverse perché paradossali:

    -  a livello organizzativo, soprattutto per l’imperativo del profitto e dell’efficientismo si impone una indiscutibile richiesta a conformarsi a decisioni evidentemente provvisorie e parziali (e quindi discutibili) come se fossero inevitabili (le uniche sensate e percorribili) e contemporaneamente si chiamano i singoli all’assunzione di responsabilità e all’espressione di creatività innovative (vedi il ricorso ai vari coaching e counseling),

    -  a livello individuale si dà grande importanza al riconoscimento delle proprie doti e competenze, si rivendica di non essere valorizzati e ascoltati per i contenuti lavorativi che si è in grado di portare e insieme si ricercano compensazioni e aggiustamenti approfittando di vicinanze e affinità ideologiche, di legami sotterranei e informali;

  • ci si può domandare se un bandolo per addentrarsi in queste contraddizioni possa essere l’ipotesi che sia a livello organizzativo che a livello di singoli si è guidati più dalla rappresentazione del singolo come individuo che del singolo come soggetto:

    -  a livello organizzativo l’individuo è l’elemento di una specie di cui si vedono di più le caratteristiche ricorrenti e similari che quelle distintive e uniche; per cui è rappresentato per categorie, ruoli professionali, livelli, sigle che vanno governati e dalle organizzazioni nell’esplodere della crisi i singoli vengono considerati i modo ancora più astratto e avulso dalle differenti storie e dalle condizioni di vita,

    -  a livello del singolo si punta a mettere in vista ciò che si deve ottenere come tutti gli altri più che a accorgersi di ciò che ciascuno può assumere come proprio, ricollocandosi, con i propri limiti e le proprie prerogative distintive, identificando più precisamente il senso che si dà al lavoro, le proprie attese e motivazioni specifiche;

  • la soggettività può diventare una realtà se e in quanto si gioca nell’intersoggettività. Ognuno di noi porta in se stesso un nucleo che non ha scelto e che lo individua, a cui si aggancia per lo sviluppo dell’identità: anche se questo nucleo ha un’importanza decisiva, non ci condiziona totalmente. Attraverso relazioni con altri soggetti è possibile riconoscerlo, decentrarsi, rappresentarsi che ciò che ci contraddistingue singolarmente è contingente e relativo e quindi quello che ci permette di diventare soggetti è l’incontro e lo scambio con altri soggetti, con quello che ci danno e con quello che ci tolgono, con quello che ci permettono e con quello che ci impediscono. Anche nelle situazioni lavorative e non lavorative più critiche,, anche a fronte di un licenziamento o di una perdita pesante di opportunità, di una chiusura di aree produttive, siamo condizionati ma non definitivamente condannati;
  • le organizzazioni che si sono andate consolidando nel nostro paese, nella società europea occidentale hanno sempre più compresso lo spazio per scambi intersoggettivi, incanalando le interazioni entro schemi precostituiti dall’organizzazione scientifica del lavoro, dai ridisegni organizzativi, dalle protezioni giuridiche dei lavoratori, dalle gerarchie organizzative e professionali e anche dalle contrattazioni collettive. In un certo senso più si va riconoscendo l’indispensabilità di interazioni, comunicazioni, collaborazioni che per essere soddisfacenti devono essere più simmetriche e partecipative, più si vanno cristallizzando, irrigidendo e di fatto mutilando e impoverendo, le relazioni intersoggettive. Pensiamo alla scuola e a tutto quello che in essa avviene verso la demolizione della autostima e della fiducia in se stessi sia di bambini e ragazzini che di insegnanti e genitori; pensiamo ai servizi sanitari, dagli ospedali, alle RSA, ai servizi territoriali; pensiamo alle aziende private in cui imprenditori/manager non mettono a disposizione dati sull’andamento della produzione e dei profitti, pensiamo a modalità di gestione delle risorse umane impacchettate entro dispositivi formali…;
  • parallelamente, tra organizzazioni di uno stesso territorio, appartenenti anche a settori che potrebbero e dovrebbero interagire per produrre servizi sempre più efficaci, a costi contenuti, rispondenti alle attese dei destinatari, sono andate anche qui solidificandosi relazioni distanti e tendenzialmente statiche: incanalate entro schemi istituzionali prefissati, regolamentati con atti formali e quindi rigidi, o impregnate di tensioni competitive, volte a prevalere e ad accaparrarsi aree di mercato e opportunità di sviluppo. È esperienza diffusa la difficoltà di costituire tra pubblico e privato, tra servizi pubblici, tra privati, tra imprese cooperative e non, tra profit e non profit quelle reti che sono da più parte considerate come assetti positivi da perseguire e mantenere.

Elenco Giornate di Studio


Elfo Puccini teatro d'arte contemporanea

Giornate di Studio 2017


2017
- Governare le organizzazioni e noi stessi
in scenari incerti e turbolenti

Giornata di Studio 2015

2015 - Riorganizzare: tra apparenze e realtà

Giornata di Studio 20132013 - Generare evoluzioni e opportunità in situazioni di crisi

Giornata di Studio 2012

2012 - …Lavoro che c’è,
lavoro che non c’è…

Giornata di Studio 20112011 - Paure, fatiche, sofferenze e illusioni: ipotesi d'intervento nelle situazioni di
lavoro

Giornata di Studio 20102010 - Sofferenze e illusioni nelle organizzazioni: decostruire per ricostruire

Giornata di Studio 20092009 - Politiche della formazione: opzioni, iniziative, esiti

Giornata di Studio 20082008 - Senso e valore politico dell'agire nelle organizzazioni

Giornata di Studio 20072007 - Incomprensibilità dei contesti, irrazionalità e perversioni organizzative

Giornata di Studio 2006

2006 - Immaginare un futuro per le nostre organizzazioni: desideri, riconoscimenti, riappropriazioni

Giornata di Studio 20052005 - Intervenire nelle organizzazioni lavorative: l’approccio psicosociologico nella consulenza e nella gestione organizzativa

Giornata di Studio 20042004 - Costruire organizzazioni sostenibili in contesti turbolenti

Giornata di Studio 2003

2003 - La formazione nella società del lavoro flessibile

Giornata di Studio 20022002 - Flessibilità lavorative: opportunità e rischi nella ricerca d’identità (2)

Giornata di Studio 20012001 - Flessibilità lavorative: opportunità e rischi nella ricerca d’identità (1)

Giornata di Studio 20002000 - Affetti e tecnologie nel futuro delle organizzazioni

Giornata di Studio 19991999 - Produzione di valore nei servizi: la considerazione delle variabili economiche nei processi di riorganizzazione

Giornata di Studio 19981998 - Enti pubblici e privato sociale: collaborazioni, competizioni ed esternalizzazioni

Giornata di Studio 19971997 - Responsabilità gestionale e assunzione di un potere costruttivo

Giornata di Studio 19921992 - Intervento e cambiamento nelle organizzazioni

Giornata di Studio 19911991 - Governo e conoscenza:
il management delle organizzazioni tra casualità, comprensione e manipolazione

Giornata di Studio 19901990 - Ideologie e miti nelle organizzazioni aziendali