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2010 - Sofferenze e illusioni nelle organizzazioni:
decostruire per ricostruire
Le condizioni di vita nelle organizzazioni lavorative
I luoghi di lavoro, il lavorare sono sempre stati attraversati dal dolore, da forme diverse di patimento. Sofferenza fisica per ritmi, carichi, fatiche, pesi materiali, rumori, climi, ma anche sofferenza legata ai mancati riconoscimenti, ai conflitti, ai maltrattamenti, ai tradimenti, alle delusioni, alle incertezze e insicurezze. Mentre osserviamo che le sofferenze fisiche sono diminuite, parrebbero aumentate quelle emotive, psichiche, che rileviamo tra le persone al lavoro e nelle organizzazioni. Esse paiono connesse frequentemente ad un senso di smarrimento, d'impotenza, a condizioni che paiono fuori controllo, in cui le persone si sentono confuse, con la percezione di qualcosa in cui forse si è fallito o che è fallito e che
non lascia vie d'uscita. Sembra che non sia sensato fare alcunché se non badare a se stessi per cercare di non soccombere.
Forse i problemi, gli smarrimenti, le sensazioni che incontriamo e proviamo relativamente alla sofferenza, non riguardano il dolore o la sofferenza in sé, ma il senso che questi hanno per i soggetti. Soffrire con uno scopo è cosa molto diversa dalla fatica insensata, o apparentemente tale, o autodistruttiva.
La sofferenza come ogni fenomeno non ha un senso in sé: cosa le può restituire senso?
La possibilità di tradurre e sopportare la sofferenza, il sacrificio, la fatica sembra essere connessa a quanto i soggetti si sentono artefici dei cambiamenti...
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